Il 27 maggio 2026 la Casa del Sorriso ha compiuto 30 anni. Un anniversario che restituisce il senso di un tempo lungo, costruito nel quotidiano attraverso presenze costanti, passaggi di vita, relazioni che si sono formate e trasformate, tessendo nel tempo una trama solida e affidabile.
La sua origine nasce dall’incontro tra la famiglia Foglia e Madre Teresa Gospar, presidente dell’Associazione Gruppo di Betania: un’amicizia durata anni che ha aperto un dialogo, condiviso, sul valore dell’accoglienza. Dopo la morte del figlio Paolo in un incidente stradale, la famiglia Foglia matura la convinzione che quella perdita non possa restare senza la possibilità di un senso comune e fecondo. Da questa ricerca prende vita la Fondazione Paolo Foglia con l’obiettivo di aprire spazi di vita alle nuove generazioni, dentro un legame che fin da subito si intreccia con l’esperienza educativa di Madre Teresa. Viene quindi deciso di concedere all’Associazione la casa di Via Piave in comodato d’uso per iniziare un nuovo progetto. Che nome dare? Si sente, in modo semplice e naturale, ancora il bisogno di richiamare Paolo senza nominarlo direttamente: il suo sorriso, che lo connotava in modo profondo, diventa il riferimento: ecco che nasce “Casa del Sorriso”.
All’inizio del cammino ci sono Madre Franca, nel ruolo di responsabile, e Madre Carla che, insieme a Marina e Maura e al prezioso sostegno del dottor Paolo Chiari, con l’incarico di formatore, danno vita alla Casa del Sorriso, costruendone l’impianto e l’identità. Si respira fin da subito uno stile fondato sull’accoglienza, sull’ascolto e sulla possibilità di accompagnare le ragazze in percorsi di crescita reali e personalizzati intrecciando pensiero educativo e vita concreta.
Nel 2022 la Casa del Sorriso vive un passaggio di testimone, come accade nelle storie che crescono nel tempo. Dopo la lunga stagione iniziale, il timone viene raccolto in una nuova configurazione di responsabilità: Paola Lodovici assume il ruolo di responsabile, mentre il dottor Osmano Oasi entra nel progetto con il compito di formatore e riferimento per l’impianto educativo: un passaggio che custodisce e rilancia, aprendo lo spirito originario a nuove evoluzioni.
Il lavoro di tutti, in specie degli educatori e dei volontari – a cui va un riconoscimento speciale – ha permesso di accogliere più di 150 ragazze, radicando la Casa del Sorriso in una rete di relazioni con servizi e territorio che ne ha sostenuto la crescita, permettendole di restare fedele all’impostazione educativa dell’Associazione Gruppo di Betania di cui fa parte e, al tempo stesso, di evolvere.
Accanto alla comunità educativa hanno preso forma diversi progetti, tra cui i più recenti “Prospettiva” e due appartamenti dedicati all’autonomia per le neomaggiorenni. La Casa del Sorriso ha così ampliato il proprio orizzonte, costruendo spazi differenti per accompagnare con gradualità le ragazze nel delicato passaggio verso l’età adulta.
Le ragazze che arrivano portano spesso storie complesse, segnate da fatiche profonde che rendono difficile immaginare un futuro verso cui orientarsi. In molte emerge una forma di rassegnazione che sposta lo sguardo dalla possibilità di essere protagoniste della propria vita a una posizione più passiva. Le “passioni tristi”, secondo la lettura di Spinoza ripresa da Benasayag, descrivono bene questa condizione: quando il futuro si presenta più come minaccia che come orizzonte.
Il lavoro educativo si muove dentro queste traiettorie senza semplificarle né forzarle. Rilegge le esperienze, restituisce parole nuove ai vissuti, ricompone significati che nel tempo si sono frammentati. L’obiettivo è riattivare fiducia nelle proprie risorse e nella possibilità di apprendere dall’esperienza, ritrovando progressivamente un rapporto più abitabile con il proprio percorso.
Il coinvolgimento delle famiglie è parte stabile e imprescindibile di questo lavoro. L’obiettivo è permettere a ciascuno di rileggere la propria storia, ritrovare una posizione più consapevole e riaprire, ove possibile, spazi di relazione più solidi e responsabili.
Sulla soglia dei trent’anni, Casa del Sorriso resta un luogo di relazioni che resistono, di legami che si trasformano e di possibilità che lentamente sbocciano: uno spazio reale offerto alle ragazze, in cui ogni storia, anche la più fragile, trova ascolto e dignità, aprendosi concretamente a un futuro ricco e carico di speranza.

Casa del Sorriso: 30 anni di legami che fanno crescere
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